curiosità stroriche padovane  1°

ANGELO AGOSTINI

Nacque a Padova nel 1809 dal musicista Lorenzo. Allievo dell'abate Gregorio Malvestio, si ispirò ai grandi modelli dell'arte organaria veneta, soprattutto a quelli di G. A. Callido, attingendo anche a elementi dell'organaria lombarda e della scuola dei Serassi. Nel 1845, alla morte del Malvestio, l'A. aveva già a Padova una fabbrica propria d'organi: la vasta attività nel Veneto e nel Trentino durò fin quasi al 1870, anno in cui si presume sia deceduto.

Tra le sue opere vanno annoverati gli organi della chiesa di S. Maria dei Servi, di S. Sofia, di casa Brunelli e del duomo a Padova, di S. Giovanni Battista e S. Sebastiano (rifacimento) a Venezia. Nel Trentino l'A. costruì gli organi di Torcegno (1848), Ziano (1853), Mezzolombardo (1855), della chiesa di S. Marco a Trento (1856), di Tesero (1861), Telve (1863), Faver, Mattarello, Fiera di Primiero (chiesa dell'Aiuto) e ancora delle chiese di S. Francesco e della Trinità a Trento.

Restaurò inoltre il celebre organo di S. Maria Maggiore a Trento (1858) e quelli di Borgo Valsugana e di Moena. La sua attività gli valse numerosi riconoscimenti: fu premiato nel 1853 dall'Istituto Veneto per l'invenzione e la costruzione di un particolare tipo di organo megafono e di una tastiera e pedaliera spostabili onde agevolare i trasporti di tono.

Gli organi dell'A. sono stati in molta parte modificati, ampliati o sostituiti in epoca recente, sì che pochi di essi si conservano intatti. Attualmente se ne può ammirare uno nella chiesa dell’Immacolata  e nella chiesa di Santa Caterina a Padova.

Suo fratello, Giovanni (Padova 1815-ivi 1849), è ricordato come basso baritono alla Cappella della basilica di S. Antonio, e per una sua qualche attività di pittore.

Il figlio di Giovanni, Angelo, nato nel 1838, fu musicista: nel 1856 fu rappresentato al teatro Concordi di Padova il suo melodramma, Il Sonnambulo, e nel 1858, al teatro di S. Radegonda a Milano, il Rinnegato, che non ebbe buon esito, e probabilmente a Valenza (Spagna) nel 1864 l'opera Una vendetta, erroneamente attribuita dal Dassori a Mezio Agostini.

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